GLI USI DELLA CANAPA

“La fibra era considerata nel passato la migliore per ogni tipo di corda, dallo spago alle gomene per navi (anche con temperature molto basse, ad esempio nei porti del nord), e la più usata per tessuti (erano di canapa le lenzuola, le tovaglie, le tende, i tappeti, gran parte dei vestiti, le borse, i sacchi, i tubi flessibili, le tele per dipingere, i teloni, le vele delle navi, ecc). I tessuti hanno il vantaggio di una buona proprietà assorbente dell’umidità, oltre a permettere una traspirazione ottimale alla pelle e di creare meno frequenti fenomeni di allergia, paragonata ad alcuni dei tessuti al momento in commercio” (Casano, 2004-2005). Anche il nostro team sta cercando di sviluppare, tramite progetti regionali ed europei, la lavorazione della fibra in modo ecologico per ottenere un tessuto di altissima qualità.

la canapa è considerata un materiale pratico, economico, poco sensibile al fuoco, con eccellenti qualità come isolante termico settori: alimentare, tessile, edilizio e acustico; può servire per costruire pannelli idonei a sostituire muri a secco e compensato. E’ stata dimostrata la superiore forza, flessibilità ed economicità dei materiali da costruzione composti di canapa, comparati a quelli di fibra di legno, anche nel caso di travi. Nella bioedilizia è considerata la componente fondamentale dei composti per realizzare murature, sottofondi e coibentazioni. Mettere nella propria casa tali materiali significa realizzare una casa viva, organica e dalle inimitabili prestazioni di isolamento termo-acustico, di traspirabilità e di impatto ambientale. L’impatto di emissioni di CO2 dovuto alla produzione della materia prima utilizzata nell’edilizia è sorprendente: per il mattone di canapa il bilancio di CO2 è negativo. Il ciclo produttivo assorbe più CO2 di quanto non ne emetta grazie alla crescita rapida delle piante di canapa, ben cinquanta volte più veloce di quella del legno. In soli cinque mesi un ettaro di terreno coltivato a canapa produce la biomassa necessaria per la realizzazione di una piccola casa unifamiliare. Dal punto di vista della salute e del benessere, la combinazione calce-canapa, garantisce proprietà di purificazione dell’aria e regolazione dell’umidità simile all’argilla, creando quindi un clima abitativo gradevole e salutare. La caratteristica di questi materiali è che sono: biodegradabili al 100%, ignifughi, isolanti termici, isolanti acustici, anti-allergici, completamente traspiranti e anti-emissioni di CO2 nell’ambiente.

Dall’estrazione dei semi si ottiene l’olio; “l’estrazione con la pressatura a freddo dà un olio particolarmente adatto all’alimentazione, mentre un’estrazione con solventi e a caldo fornisce un olio utilizzabile per diversi scopi nell’industria. Un tempo esso veniva utilizzato per fare vernici, tinte, saponi, olio per cucinare, come lubrificante per strumenti di precisione e per motori di aerei, per la combustione nei motori a scoppio (la prima autovettura Ford che venne progettato aveva un motore che doveva utilizzare per combustibile l’olio di canapa), per lacche, smalti, vernici impermeabili, per l’illuminazione, ecc.” (Casano, 2004-2005)

La bioplastica ottenuta dalla canapa è del tutto naturale, biodegradabile e compostabile e potrebbe competere con il prezzo dei materiali derivati dal petrolio ad oggi utilizzati, ma al contempo avrebbe migliori caratteristiche di resistenza e leggerezza. Esistono già diverse bioplastiche realizzate con cellulosa e fibre di canapa. L’industria automobilistica è uno dei principali utilizzatori di questo prodotto, che permette di realizzare automobili più leggere e prestanti. Altri ambiti applicativi spaziano dall’arredamento, all’elettronica di consumo, passando per i contenitori cosmetici e i giocattoli, dove la canapa ha il grande vantaggio, rispetto alla plastica, di essere completamente atossica. Altro settore in grande espansione è quello della stampa 3D. La canapa è in grado di integrare o sostituire materiali plastici di nuova generazione come il PLA (acido polilattico), il PHA E il PBS, polimeri derivati da mais, grano o barbabietola e utilizzati per la produzione di plastiche biodegradabili e compostabili.

“La carta di canapa dura do 50 a 100 volte più a lungo rispetto alla maggior parte delle preparazioni del papiro ed è molto più facile e meno cara da realizzare. Essa venne utilizzata dall’antichità fino agli inizi del ‘900 per le carte delle novi, le mappe, la carta filigranata delle banconote, le Bibbie ed in genere per l’archiviazione degli atti ufficiali. Questo tipo di carta è ideale per conservare documenti, può durare per secoli ed anche millenni, mentre la carta fatta con la polpa di legno ha una durata media di 25-80 anni” (Casano, 2004-2005).

“Le coltivazioni di conapo producono notevoli quantità di biomassa. Il termine biomassa indico ogni materiale prodotto biologicamente. La biomassa può essere trasformato in metano, metanolo o benzina con un costo notevolmente inferiore al petrolio, carbon fossile o energia nucleare, soprattutto se alla voce costi di produzione vengono inclusi i costi ambientali” (Casano, 2004-2005). Dal nostro punto di vista, questo non è il miglior utilizzo in quanto usando le coltivazione come biomassa, l’effetto di produzione di CO2 si annulla. Questo utilizzo sarebbe da prendere in considerazione solo nel momento in cui non vi sia un’altra possibilità d’uso. “La canapa è una coltura nettamente miglioratrice e può essere seguito da una qualsiasi coltura depauperante, soprattutto dal frumento. Le sue radici profonde migliorano la struttura del terreno e portano verso la superficie gli elementi nutritivi, mentre la parte cerea, crescendo molto rapidamente in altezza, soffoca le piante infestanti, ripulisce il terreno dalle malerbe e impedisce l’azione costipante della pioggia sul suolo. Il reinserimento di tale coltura nel nostro territorio sarebbe di particolare auspicio in un ottica di agricoltura sostenibile, dato lo scarso apporto nutritivo di cui necessita (80-90 kg di N per ettaro) e la non esigenza o necessità di effettuare trattamenti (pesticidi) sia contro le malerbe che per il controllo di crittogame e fitofagi” (Casano, 2004-2005). La canapa, inoltre, è un bioaccumulatore (Linger et al., 2005), è cioè una pianta in grado di immagazzinare al suo interno metalli pesanti presenti nel terreno senza compromettere il suo accrescimento, peculiarità che la rende impiegabile nel campo della fitodepurazione o fitorisanamento, attività che sfrutta la qualità depurativa della pianta per la bonifica di terreni inquinati. La canapa accumula elevate concentrazioni di metalli pesanti utilizzata. soprattutto nelle foglie mentre mostra livelli relativamente bassi degli stessi nella fibra, che quindi può essere In diversi studi si sottolinea come la pianta sia in grado di accumulare nichel, piombo, cadmio nelle foglie ma non nella fibra (Linger et al., 2002), mostri un elevato potenziale nell’accumulo di rame, che viene trasferito efficientemente dalle radici al germoglio senza poi essere rilevato nella fibra (Arru et al., 2004), mostri, inoltre, in semi (Vandenhove H., Van Hees, 2005). condizioni simili a quelle del disastro nucleare di Chernobyl, un elevato fattore di trasferimento di radiocesio nei semi (Vandenhove H:,Van Hees,2005) .Ad oggi in Italia sono presenti alcuni progetti sperimentali, dalla Terra dei Fuochi, Brescia e Sardegna, all’llva diTaranto

Il seme può essere utilizzato dall’uomo come nutrimento sia intero che decorticato oppure per l’estrazione dell’olio. Le qualità nutritive sono sorprendenti; infatti è secondo solo alla soia per contenuto in proteine ma, a differenza di quest’ultima, le sue proteine contengono tutti i principali amminoacidi, presenti in quantità corrispondenti alle esigenze di una dieta bilanciata (il rapporto tra Omega-6 e Omega-3 è di 3:1, considerato ottimale per l’organismo). Il contenuto in olio varia mediamente dal 30 al 35%, e tale olio risulta il più insaturo di tutti gli oli vegetali conosciuti, in quanto è costituito dall’80% circa di acidi grassi polinsaturi. Il migliore impiego è quello alimentare e quello in caso di carenze associate a disfunzioni dell’assorbimento e metabolizzazione degli acidi grassi essenziali, “oltre alla prevenzione di numerose malattie a carico del sistema immunitario e circolatorio” (Jones, 1995; Casano, 2004-2005). Anche Ecopassion promuove e sviluppa l’utilizzo alimentare della canapa, per una produzione sana, ecologica e rispettosa dell’ambiente (www.ecopassion.it/it/ernaehrung).

l’impiego in prodotti cosmetici, quali shampoo, creme e prodotti per la bellezza permette di ottenere un’azione lenitiva, elasticizzante, nutritiva e coadiuvante nel contrastare l’invecchiamento cutaneo, grazie alla presenza degli acidi grassi polinsaturi. Tutto questo grazie all’unione sinergica dei principi attivi contenuti nell’erba di canapa e nei suoi semi (Cannabicomplex CC+). Cannacura, Ecopassion e l’Istituto di ricerca Exenex stanno sviluppando prodotti innovativi in questo settore, grazie alla ricerca effettuata e ai positivi riscontri dei clienti (www.ecopassion.it/it/wellness, www.cannacura.com, www.exenex.eu).

IL FITOCOMPLESSO DELLA CANAPA

L’azione medicamentosa di una pianta è attribuibile alla presenza di sostanze chimiche, non sempre identificabili, dette “principi attivi”, denominati così per la loro capacità di influenzare o “attivare”, in modo più o meno incisivo, i processi biochimici del nostro organismo e quindi influenzare il decorso di molte malattie; l’insieme dei principi attivi presenti in una singola pianta costituisce il suo “fitocomplesso”. Il fitocomplesso è l’insieme delle sostanze d’origine vegetale, derivanti dall’intera pianta, non riproducibili per sintesi chimica.

Alla creazione del fitocomplesso della canapa partecipa l’intera pianta con le relative sostanze contenute nei fiori, nelle foglie, nei semi e nell’olio; per quanto riguarda le sostanze attive al suo interno, si possono trovare soprattutto dei fitocannabinoidi, terpeni, flavonoidi, vitamine, minerali, acidi grassi insaturi e aminoacidi essenziali. „Nella pianta della canapo sono state trovate fino ad oggi (prima metà del 2017) 1269 sostanze di cui 144 appartengono alla famiglia dei fitocannabinoidi. Per avere il giusto effetto non è importante solo il loro Cannacura team). contenuto, ma anche le loro proporzioni all’interno del fitocomplesso” Nonostante oggi la ricerca si concentri soprattutto sulle sostanze contenute nell’erba di canapa, non si deve dimenticare l’importanza delle sostanze contenute anche nel seme; l’effetto terapeutico di quest’ultimo, è stato descritto già negli anni ’50 in Repubblica Ceca (Kabelik, Hemp as Medicament, 1954).

SOSTANZE CONTENUTE NEL SEME DELLA CANAPA

  • 28-35% sostanza grassa

  • 20-37% carboidrati(fibre:36% cellulosa, 11% pentosani)

  • 20-24% proteine

  • Vitamine:elevata percentuale Vit B(B1,B2,B6),Vit D,Vit E,Vit A

  • Oligoelementi:calcio,magnesio,ferro,potassio,fosforo,zinco

DISTRIBUZIONE DEI RECETTORI CB1 E CB2 A LIVELLO CORPOREO

CB1

RECETTORI CB1 sono distribuiti in tutto il corpo umano, ma sono presenti soprattutto all’interno di cervello e midollo spinale. L’attivazione dei recettori CB1 produce effetti sulla circolazione e la psiche, cosa che non avviene con la stimolazione dei recettori CB2. Si trovano principalmente sulle cellule nervose di encefalo, midollo spinale e sistema nervoso periferico ma sono presenti anche in alcuni organi e tessuti periferici tra cui ghiandole endocrine, ghiandole salivari, leucociti, milza, cuore e parte dell’apparato riproduttivo, urinario e gastrointestinale. Molti recettori CB1 si trovano sulle terminazioni nervose centrali e periferiche ed inibiscono il rilascio di altri neurotrasmettitori. Così l’attivazione dei recettori CB1 protegge il sistema nervoso centrale da sovrastimolazione o sovrainibizione da parte di neurotrasmettirori. I recettori CB1 sono espressi particolarmente nelle regioni dell’encefalo che sono responsabili del movimento (gangli basali, cervelletto), dei processi mnestici (ippocampo, corteccia cerebrale) e della modulazione del dolore (alcune zone del midollo spinale, la sostanza grigia periacquiduttale) mentre la loro espressione a livello del tronco encefalico è bassa, il che può spiegare la mancanza di mortalità acuta cannabis-correlata. Il bulbo spinale controlla, tra le altre cose, la respirazione e la circolazione (Franjo, 2006).

CB2

I RECETTORI CB2 sono concentrati nelle cellule del nostro sistema immunitario e del sistema nervoso periferico. Sono presenti principalmente nelle cellule immunocompetenti, tra cui i leucociti, la milza e le tonsille. Una delle funzioni dei recettori CB2 nel sistema immunitario è la modulazione del rilascio di citochine, che sono responsabili delle risposte infiammatorie e della regolazione del sistema immunitario. Dal momento che i composti che attivano selettivamente i recettori CB2 (agonisti dei recettori CB2) non esplicano effetti psicologici, essi sono diventati oggetto di studi sempre più numerosi per l’uso terapeutico dei cannabinoidi, in particolare per quanto riguarda gli effetti analgesici, antinfiammatori e antitumorali (Franjo, 2006). Il CBD, ad esempio, produce parte dei suoi effetti attivando dei recettori chiamati recettori dell’adenosina. Questi regolano le funzioni cardiovascolari, il consumo di ossigeno del miocardio e il flusso sanguigno delle coronarie, alleviando molti sintomi di ansia, tensione, rigidità del petto, fiato corto, ecc. Questi recettori regolano notevolmente altri neurotrasmettitorii nel cervello, come la dopamimaeillgurannadtolla dopamina è candherressponsabile delle sensazioni positive che possono incidere su sonno, stato d’animo, memoria, attenzione e movimenti volontari. Interagisce anche con altri recettori, ad esempio con il recettore dei vanilloidi TRPV1 che è implicato nella percezione del dolore termico e infiammatorio, è anche coinvolto nell’infiammazione intestinale, nel dolore neuropatico e nel controllo di funzioni del sistema nervoso centrale come la plasticità neuronale, il controllo della temperatura corporea, il food intake e il movimento. Il CBD è anche un agonista per il recettore della serotonina 5-HT1A, che regolarizza le risposte all’ansia, alle psicosi, alla percezione del dolore, all’appetito, al sonno, alle dipendenze ed alla nausea. E’ interessante evidenziare come il CBD non ha quasi alcun effetto sui normali processi fisiologici. Solo quando interviene uno stimolo (come il dolore o la reazione ad uno shock) od un altro fitocannabinoide (come il THC) che sconvolge il normale “tono” del sistema endocannabinoide, allora si esprime l’effetto del CBD come modulatore. Anche il CBG interagisce con diversi recettori. Ad esempio: agisce come debole antagonista del recettore CB1, mitigando quindi l’azione psicoattiva del THC; interviene anche sui recettori coinvolti nella produzione di serocellule cerebrali. tonina e adrenalina ed è fra le rare sostanze con azione neurogenica nelle cellule cerebrali.